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Il Fondo per l’abbattimento delle barriere architettoniche è stato nuovamente finanziato, così come previsto dalla legge 13 del 9 febbraio del 1989, dopo ben quindici anni di attesa. La decisione, voluta dal Governo Gentiloni, è stata inserita nel Fondo Investimenti della Legge di Bilancio del 2017.
Il Fondo sarà di circa 180 milioni di euro per i prossimi quattro anni. Di questo finanziamento fanno parte anche i fabbisogni inevasi degli scorsi anni. L’intera cifra sarà suddivisa tra le singole regioni, le quali poi indirizzeranno i finanziamenti ricevuti ai Comuni che ne hanno richiesto una parte per contribuire alle spese dei singoli cittadini.

La notizia è molto importante perché è sotto l’occhio di tutti che poco si fa e poco si programma per rimuovere le barriere architettoniche impendendo sia ai cittadini italiani che ai turisti di poter muoversi senza ostacoli. Il Fondo per l’abbattimento delle barriere architettoniche quindi assume una funzione importantissima per ridisegnare i nostri spazi sociali in modo costruttivo e positivo. A questi combinando prodotti come quelli di TGR, si consente a chi ne ha bisogno di muoversi senza ostacoli.


Come sarà suddiviso il Fondo per l’abbattimento delle barriere architettoniche tra le regioni italiane

Il Fondo per l’abbattimento delle barriere architettoniche pari a circa 180 milioni di Euro, è stato così distribuito tra le varie regioni italiane:

• Emilia Romagna 29.3 milioni
• Piemonte 25.7 milioni
• Lombardia 25.3 milioni
• Lazio 19.2 milioni
• Basilicata 15.2 milioni
• Campania 13.5 milioni
• Marche 11.3 milioni
• Umbria 11 milioni
• Veneto 8.4 milioni
• Abruzzo 4.4 milioni
• Sicilia 4.4 milioni
• Puglia 4.0 milioni
• Sardegna 3.2 milioni
• Toscana 2.9 milioni
• Molise 1.1 milioni
• Liguria 275 mila euro.

Cosa dice la Legge 13 del 9 febbraio 1989

La legge 13 del 9 gennaio del 1989 è considerata la più importante nel trattamento delle barriere architettoniche e del loro abbattimento. I cittadini possono infatti utilizzarla per accedere ai contributi erogati dai Comuni di residenza per eliminare le barriere architettoniche presenti all’interno delle loro abitazioni e negli edifici privati. Questi contributi possono essere concessi sia per immobili già esistenti all’interno dei quali risiedono persone disabili con menomazioni o limitazioni funzionali permanenti che per immobili utilizzati come centri o istituti residenziali per assistenza ai disabili. Tra gli interventi per cui è possibile utilizzare i contributi ci sono, ad esempio, le installazioni di rampe e l’acquisto di attrezzature come i montascale.

Come potere usufruire dei contributi

Il finanziamento dal Fondo per l’abbattimento delle barriere architettoniche può essere richiesto presso il Comune in cui è situato l’immobile con una domanda in carta da bollo entro il primo marzo di ogni anno. A effettuare la domanda deve essere la persona disabile (o chi ne esercita la tutela e potestà) per l’immobile in cui risiede abitualmente. Vanno inoltre uniti un certificato medico e una autocertificazione. Tra coloro che rientrano nei requisiti per presentare le diverse domande ci sono disabili con menomazioni o limitazioni funzionali permanenti di carattere motorio, i non vedenti, coloro che hanno a carico persone con disabilità permanenti, i condomini nei quali risiedono le categorie appena citate e i centri o istituti residenziali che si occupano di assistere persone con disabilità.
L’entità del contributo viene determinata in base alle spese effettivamente sostenute e comprovate. Qualora le spese risultino inferiori al preventivo presentato, il contributo si baserà sul loro effettivo importo. Se invece le spese saranno superiori, il contributo si calcolerà sul preventivo che è stato presentato. Comunque si consiglia sempre di interpellare il proprio Comune per conoscere le procedure adeguate.

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